”Pier Luigi, ora l’onere di tenere unito tutto il partito, ma proprio tutto, e’ tuo”. Sono passate da poco le 23 e Dario Franceschini pronuncia queste parole incontrando e abbracciando Bersani, subito dopo aver ammesso in una conferenza stampa la vittoria del suo antagonista. I numeri sono inequivocabili, ma Franceschini e Piero Fassino sono convinti che la battaglia principale l’hanno vinta loro, e cioe’ quelle delle primarie in quanto tali, che non potranno essere rimesse in discussione dai bersaniani. Franceschini alla vittoria ci ha creduto fino in fondo, specie dopo che il dato dell’affluenza delle 11 (quasi un milione di votanti) segnalava una massiccia partecipazione di cittadini alle primarie, elemento che poteva riaprire i giochi rispetto al voto degli iscritti. Ed ecco l’attivismo di Franceschini, che corre a Castellammare, per appoggiare la lotta anticamorra dei militanti locali del Pd. E poi alle 16, al gazebo a Piazza del Popolo a Roma, si mostra pimpante, sicuro di se. La speranza e’ rimasta alta anche dopo i dati delle 17, che confermavano un’affluenza molto alta. Il pugno nello stomaco e’ giunto intorno alle 21.30 quando i rappresentanti di lista della mozione Franceschini in una serie di seggi significativi, annunciavano che i risultati non erano confortanti. Un’ora dopo, al Comitato Franceschini si elabora una stima: Bersani intorno al 50%, Franceschini al 36% e Marino al 14%. Dati difficilmente ribaltabili. Franceschini, che aveva atteso sino ad allora nella sua casa di Roma, telefona a Fassino, che sta arrivando nella Capitale da Torino. La decisione e’ presa rapidamente: annunciare subito la vittoria di Bersani, evitando una inutile suspence. Una telefonata a Bersani, per rendergli atto del successo, ed una seconda a Marino, servono a rompere gli indugi sul da farsi. E cosi’ nella sala stampa allestita nella sede del Pd ecco l’annuncio di Franceschini: ”Pier Luigi Bersani e’ il nuovo segretario del Pd”, indipendentemente dal fatto che abbia superato o meno la soglia del 50% dei suffragi. Ma Franceschini enuncia anche due concetti su cui si e’ a lungo soffermato nel suo colloquio con Fassino: le primarie ”ora diventano irreversibili”, nel senso che ”nessuno potra’ mettere in discussione” che il diritto di eleggere il segretario spetta a tutti gli elettori e non solo agli iscritti. La prima battaglia della mozione Franceschini riguardava proprio quella del partito aperto e non piu’ tradizionale: ebbene, e’ stata vinta. Il ”partito” di D’Alema che voleva abrogare le primarie e’ stato gia’ stoppato. Il secondo concetto e’ un annuncio: ”Continuero’ a servire il mio partito come iscritto, come parlamentare, e nel modo che sembrera’ piu’ utile”. Insomma, unita’ nel partito. Poi l’incontro con Bersani prima della conferenza stampa del neosegretario, l’abbraccio e la frase-ammonimento. Si’, perche’ un margine di preoccupazione nel quartiere generale di Franceschini c’e’. Come ha osservato Fassino tre giorni fa sul Foglio, desta preoccupazione, per esempio, il fatto che Bersani abbia espresso ”delusione” per il mancato appoggio di Fassino. Il che dimostrerebbe che il nuovo segretario non ha capito che se si fosse ricreato attorno a lui un blocco ex Ds, il Pd sarebbe defunto immediatamente. Bersani ora l’ha capito? Evitera’ anche nella scelta della sua squadra un Pd formato Quercia? Legata a questo e’ l’altra preoccupazione, implicita nell’invito di Franceschini di tenere unito ”tutto” il partito. La linea del segretario mirera’ a ”semplificare” l’articolazione interna, magari spostando a sinistra l’asse del partito e spingendo i rutelliani tra le braccia di Casini? (ANSA).


