Care democratiche e cari democratici calabresi,
se sarò eletto segretario regionale del Partito mi batterò per cambiarlo profondamente.
Ho creduto e credo ancora fortemente nelle ragioni che due anni fa ci hanno portato a far nascere il PD.
Dalle elezioni politiche in avanti, muovendo da quel risultato importante, avremmo dovuto impegnarci a fondo, e tutti assieme, per sviluppare quel progetto che stava rinnovando la politica e cambiando il vecchio sistema dei Partiti, ma una parte del gruppo dirigente non ci ha creduto, ha deciso di interrompere quella speranza, ha scelto di seguire un’altra strada, meno coraggiosa, meno nuova, meno carica di futuro.
Oggi, il bivio davanti a cui ci troviamo è questo.
Sostengo la mozione di Dario Franceschini non perché Dario sia persona più autorevole o più capace di Bersani, ma perché la sua piattaforma politico-culturale è quella più vicina alle ragioni fondative e alla cultura politica del PD.
In Calabria, avevamo faticosamente preso a strutturare il Partito sul territorio.
Anche qui, in condizioni più difficili che altrove, occorreva lavorare ancora molto e tutti assieme, ed invece si è scelto di dividerci secondo le logiche e gli schieramenti nazionali. Si è fatto anzi di peggio: ci si è divisi non sulla base di una libera e limpida adesione alle mozioni nazionali – più PD, meno PD – ma ci si è alleati secondo interessi e calcoli elettorali, facendo di questo nostro Congresso il primo tempo della partita che si giocherà nelle imminenti elezioni regionali.
Insomma, un brutto pasticcio che ha messo a nudo problemi irrisolti con i quali abbiamo convissuto in questi due anni.
Innanzitutto, quello di un Partito ingessato, poco aperto, fatto non di donne e uomini liberi, ma di correnti rigide e blindate, capeggiate da esponenti istituzionali che le hanno trasformate in piccoli Partiti nel Partito.
Secondo problema: il rinnovamento. Riguarda i modi ed i linguaggi del fare politica (ad agosto si è avuto un mirabile esempio di autolesionismo) , i contenuti (poca attenzione ai problemi che interessano le persone reali e troppo spazio alle questioni di Palazzo) e le rappresentanze istituzionali e i gruppi dirigenti del Partito (scarso ricambio, pochi giovani e poche donne, autoreferenzialità).
Terzo problema: il progetto e la linea politica. Occorre ripristinare un rapporto stretto con la società e gli interessi che intendiamo rappresentare. Serve una linea che viva dentro i processi, scenda tra la gente e la muova, la renda protagonista. Per fare tutto questo, occorre certamente un Partito strutturato sul territorio, ma anche gruppi dirigenti che non pensino soltanto alle proprie personali ambizioni, ritrovino il gusto di fare politica accanto ai cittadini e li aiutino ad affrontare e risolvere i loro problemi, quelli veri, con cui fanno i conti tutti i giorni. Insomma, una politica utile, un Partito utile. Utile non solo a chi lo dirige, ma anche e soprattutto alla società.
Vorrei che cominciassimo a occuparci di questioni concrete come queste e di tante altre che qui non posso richiamare, ma di cui c’è grande bisogno se davvero vogliamo fare del nostro Partito l’architrave di una forte e coesa alleanza che si ricandidi ad ottenere la fiducia dei calabresi onesti.
Carissime democratiche e democratici,
se condividete quel che mi sta a cuore e lo ritenete la premessa per un nuovo inizio, vi chiedo di sostenermi, di votare me come segretario regionale del Partito non perché io sia il più bravo, ma perché condivido con voi la stessa idea di Partito e la stessa voglia di cambiamento, quel bisogno di guardare avanti e di sfidare il futuro che ci ha animato due anni fa, quando abbiamo cominciato entusiasticamente questo viaggio inedito.
Il 25 ottobre abbiamo l’opportunità di dare forza al NUOVO ed al progetto del PARTITO DEMOCRATICO. Non sprechiamola. Per le nostre speranze e per quelle della Calabria che ci chiede di avere il coraggio di cambiare.
Pino Caminiti


